Del tema ”Solopaca: quale futuro per agricoltura ed attività produttive?” hanno discusso nella sala consiliare del Comune Giuseppe Marotta dell’Università del Sannio, Gennaro Masiello (presidente della Camera di Commercio di Benevento), Carmine Valentino (assessore provinciale alle Politiche agricole), il sindaco di Solopaca Pompilio Forgione, Giacomo Cutillo, presidente della Cantina Sociale, Luigi Auriemma (direttore della Coldiretti) ed hanno portato il proprio contributo al dibattito don Franco Piazza, Alessandro Tanzillo, Antonio Maturo, e il rettore Filippo Bencardino, tutti invitati da Agostino Leone, presidente dell’associazione ”Il Cenobio”, che ha organizzato l’incontro.
Argomento interessante, quello proposto, perché tocca il nervo portante, ma nello stesso scoperto e dolente, di una economia zonale prettamente agricola basata sulla coltivazione della vite e la sua trasformazione in un vino molto conosciuto ed apprezzato nella regione Campania e in quelle limitrofe.
Ma, così si legge nella Guida completa ai vini del Sannio di Luciano Pignataro e Pasquale Carlo sulla doc Solopaca, «la qualità media del prodotto è buona, ma Solopaca paga l’assenza di ”top wines”, ossia di prodotti capaci di far parlare di sé e del territorio come è avvenuto altrove, mentre il marketing territoriale è ancorato quasi esclusivamente alla sfilata dei carri all’inizio di settembre». E la linea portante degli interventi e delle eventuali soluzioni coincidono con l’affermazione degli estensori della Guida quindi sul valore del territorio. Già perché, in questo clima di imitazione internazionale di prodotti, hanno sostenuto i relatori, «il valore del territorio non può essere contrabbandato o imitato dagli altri e in questa direzione devono muoversi le piccole imprese dell’agroalimentare, facendo sistema tra di loro e raccordandosi in modo virtuoso con le istituzioni. Infatti, per esempio, il vino di Solopaca è il Solopaca e solo qui si può fare e nessuno lo può o lo potrà mai imitare come succede per gli altri prodotti perché il valore di un territorio non si può assolutamente imitare. E per quanto riguarda il vino, bisogna diminuire la quantità di vino comune prodotto ed incrementare quella di particolari qualità». Dal convegno è emersa anche la necessità di utilizzare meglio risorse quali agricoltura, ambiente, aria pulita, paesaggio, che sono presenze aggiuntive del nostro territorio caratterizzanti i prodotti agroalimentari di una qualità distintiva. Insomma, oltre a vendere il prodotto, bisogna saper vendere il territorio, attivando nuove forme di turismo, approfittando della crisi del modello urbano, della nuova domanda di ruralità, ma soprattutto bisogna sapere ben utilizzare i fondi messi a disposizione per l’agricoltura regionale dall’Ue.
(fonte: ilMattino.it)

