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Questa frase di Indro Montanelli mi sembra quanto mai appropriata ad intitolare questi miei pensieri, nonché della situazione che contraddistingue questo momento storico.
La settimana scorsa sono venuti Almerico Tommasiello e Alfredo Leone a casa mia a cercare delle vecchie foto della Festa dell’ Uva per pubblicarle sul sito dei Maestri Carraioli in via d’ allestimento: ne abbiamo trovate tantissime, e altre ne ho viste che sono mischiate insieme ad altre foto…molto belle.

Paurosamente belle. Talmente belle che ti guardi attorno, colto dal dubbio se quello raffigurato nelle foto sia effettivamente la nostra Solopaca.
Si vedono bandiere ovunque, stand, gente che ride, tante persone sui carri…insomma un’ aria di festa, un’ evidente voglia di mettere da parte qualunque disaccordo, tutti i problemi della vita quotidiana per quell’ occasione.
Quelle Feste dell’ uva non erano organizzate né dalla Pro Loco né dal Comune, tantomeno dalla Cantina sociale: erano fatte da Solopaca tutta.
Per i solopachesi ma anche per tutti quelli che amavano divertirsi con le cose semplici, con un bicchiere di vino e un po’ di sano casino.
E andavano avanti per quindici giorni; la sfilata dei carri era la punta di uno sconfinato iceberg. Sarà l’ effetto Serra, ma pare che solo la punta ci sia rimasta.
Mi ricordo mio padre che mi raccontava divertito della sera che allo stand di fronte casa mia(lo stand del mitico “Zi franchin’ ‘e Ciccone) doveva suonare un gruppo musicale, che poi non si presentò.
Fosse successo oggi, se ne sarebbero andati tutti di corsa, davanti al “kest’ è” o
all’ “Oscar wilde” o qualsiasi altro ritrovo di solopachesi(nessuno dei quali, ahimè, si trova a Solopaca).
Allora invece, non fecero così. Manca il gruppo? Benissimo: la musica la facciamo noi. Ognuno si armò di un qualsiasi attrezzo che producesse rumore(qualche chitarra, pentole, piatti, posate…) e si andò avanti, come tutte le sere, fino alle quattro del mattino. Senza che nessuno chiamasse le forze
dell’ ordine, senza che nessuno gettasse acqua bollente dalle finestre.
Era quella, la Festa dell’ Uva. Una festa vera, che ci invidiavano da tutti i paesi vicini, non solo per i soldi, ma per la straordinaria capacità di coinvolgere un popolo intero: era questo ciò che davvero stupiva.
Oggi si spendono decine di migliaia di euro per vari eventi musicali(Venditti, i vari Folk-festival) sempre con scarsi risultati: gli stand sono vuoti(eppure sono meno della metà di quelli allestiti quindici anni fa) le piazze sono vuote, i bar sono vuoti, i negozi(quelli sopravvissuti) quasi non si accorgono che c’ è la festa…tranne ovviamente la domenica. Quando c’ è talmente tanta folla che non c’ è sufficiente capacità per accoglierla.
Oggi chi organizza la Festa è troppo preso da come spendere i soldi, pensano tutti solo a quale rinomato gruppo folk pagare(tiritarac, tirità, ndirlò…e altri nomi che appena li senti te li scordi) senza badare veramente al sodo.
Pensano solo a come escludere le persone, invece di vedere come fare per cercare di avvicinarne quante più possibile.
Anni fa, organizzavano i gemellaggi tra i rioni, con delle tavolate talmente lunghe che quando una metà iniziava a mangiare, l’ altra aveva già finito.
Ora, pensano a far venire suonatori da fuori(con tanti ragazzi solopachesi che suonano) e a quale deve essere la composizione del Corteo “storico”(che di storico davvero poco o nulla ha: solo i briganti e il Vescovo. Gli altri vestiti, così eleganti, forse li trovavi alla corte Imperiale Asburgica dell’ ‘800, quindi più di un secolo dopo l’ epoca “rappresentata” e di certo non a Solopaca, che era considerato feudo “rustico”!) mentre negli stand gastronomici “ci cantano i grilli”, alle 10 di sera il paese è deserto, e le bandiere dei Rioni ci sono, ma a “macchia di leopardo”, man mano sostituite da queste nuove, raffiguranti San Martino l’ una, un caprone imbizzarrito l’ altra.
Certo è che negli ultimi anni la Pro Loco su un bilancio di oltre 60.000 euro annui(dei quali però quasi la metà destinata ai carri) per l’ addobbo del paese ne ha destinati soltanto 6000 nel 2006(per l’ acquisto delle nuove bandiere). Il resto del paese si addobba “per opera dù Spirito Santo”e di qualche cittadino volenteroso che ogni anno toglie dalla naftalina le vecchie bandiere dei Rioni.
Delle vecchie Feste ho solo ricordi quasi sbiaditi, ero un bambino all’ epoca.
Quelle attuali non mi piacciono, di certo non comprendo bene tutti i motivi per i quali non si riesce a sollecitare la partecipazione di tutti, ma fatto sta che questa Festa è andata via via snaturandosi e nessuno tra i “mastri di festa” si ripropone di cercare delle soluzioni, a cercare di guardare più avanti del proprio naso.
Si pensa all’ immediato, a tirare a campare.
Come del resto fa tutta una classe dirigente di stampo borbonico, che proprio per via di questa mentalità ci ha sommerso di immondizia e ha sperperato i milioni di miliardi della Cassa del Mezzogiorno e dell’ unione europea.
A volte, quando rivedo quelle foto, mi chiedo se non sia meglio smetterla con questa farsa, con questa “non Festa dell’ uva” che portata avanti così si vilipende continuamente.
A volte, mi chiedo se non sia più dignitoso che termini qui. Magari, quella domenica, per riflesso incondizionato, ci alzeremmo tutti presto, affacciati ai nostri balconi, e ci accorgeremmo che manca qualcosa.
Forse sarebbe soltanto così, dopo averla perduta,  che ci renderemmo conto del suo grande valore. E la rifaremmo daccapo l’ anno dopo, senza contributi regionali, senza tutti questi danari che le girano intorno e che rovinano tutto.
La rifaremmo uguale a come i nostri padri l’ inventarono trent’ anni fa.
Armati di spirito dionisiaco, e finanziati dall’ amore per Solopaca.

Dante Tammaro*
*Consigliere Comunale

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