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Referendum 21 – 22 Giugno di Giuseppe Casillo

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La campagna di disinformazione messa in scena contro questo referendum probabilmente non ha pari in tutta la storia della repubblica. Quindi, come prima cosa, analizziamo gli effetti del si nel caso in cui vincesse e nel caso in cui venga raggiunto in quorum del 50% + 1.
Se vincono i Sì negli articoli 1 e 2, scompariranno le coalizioni di partiti e si eviterà che questi si uniscano il giorno delle elezioni e si dividano subito dopo imponendo veti, mediazioni e verifiche continue a maggioranza e governo. Si realizzerà anche in Italia il bipartitismo, così come negli Usa, in Inghilterra, in Francia e in Spagna. Senza coalizioni, la soglia di accesso a Camera (4%) e Senato (8%) diventerà uguale per tutti e il premio di maggioranza non potrà più andare alla coalizione ma solo alla lista che avrà ottenuto più voti. Se vincono i Sì nell'articolo 3, sarà vietato candidarsi in più di un collegio e scomparirà la pratica abusata di presentare ovunque candidati “acchiappa-voti” (normalmente i leader di partito). In questo modo sarà colpita la nomina dei parlamentari da parte delle segreterie di partito, che decidono chi deve andare al Parlamento sia prima delle elzioni, sia (mediante questa pratica abusata) all'indomani del voto. La critica maggiore rivolta al referendum è quella secondo cui la vittoria del Si porterebbe una riduzione del pluralismo, a mio avviso non è vero. I partiti che superano il 4 % sarebbero comunque rappresentati. E poi la frammentazione estrema non porta pluralismo: porta a inefficienza, paralisi, e anzi immobilismo. Il vero pluralismo ha bisogno dell' alternanza, del ricambio. Solo questo mette al riparo dalla cosa più soffocante che ci sia, il consociativismo. Il comitato promotore non vuole colpire il sano pluralismo. Vuole colpire il potere di ricatto dei partiti dentro le coalizioni. Vuole eliminare l’idea della coalizione. Che è una contraddizione in termini: si sta insieme, ma ci si combatte anche per rosicchiarsi reciprocamente voti. Un assurdo. E il tempo si spreca nei negoziati tra i partiti, anziché pensare al bene del paese.
Il fronte del Si si ispira ai modelli anglosassoni. Vi pare che in quei paesi non ci sia pluralismo? In ogni caso, giudico deplorevole l'atteggiamento dei partiti minori che invitano a non votare per non far raggiungere il quorum: il voto è un diritto-dovere assegnato dalla Costituzione, boicottare il voto vuol dire essere anti-costituzionali! Questo bisogna tenerlo bene in mente quando alle prossime tornate elettorali i vari Di Pietro, Bossi, Storace, Vendola, Pannella, Ferrero si diranno tutti democratici e pronti a chiederci il voto. Il voto è l'unica arma che hanno a disposizione i cittadini per contare qualcosa nel proprio futuro, se rinunciamo al voto rinunciamo alla democrazia. Si può essere favorevoli o contrari al Si, ma in ogni caso si deve votare, magari anche No, ma si deve sempre votare! Vergognoso è anche l'atteggiamento dei due maggiori partiti, che schiavi di coalizioni variegate non si possono esporre a favore del fronte del Si, nonostante molti dei leader avessero prospettato questa eventualità... Lo stesso presidente Berlusconi ha annunciato che andrà a votare e che voterà Si, ma non farà campagna elettorale. Stesso discorso vale per Fini e per i leader del PD. E’ vero, il referendum spingerebbe al bipartitismo. Questo è il suo valore politico, questo è l’obiettivo finale che i promotori si sono prefessi. Ed è un obiettivo importantissimo e positivo. Tutte le grandi democrazie si fondano su due grandi partiti, noi cerchiamo di non restare indietro ancora una volta.

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