I grandi organizzatori di eventi solopachesi hanno avuto una trovata davvero geniale: aprire la Festa Dell’ Uva con una serata per pochi intimi, ovviamente tutti “amici di amici”, rigorosamente riveriti e serviti di pasti pantagruelici e vini da enoteca, mentre vedono sfilare belle ragazze in sfavillanti abiti da sera, nella splendida cornice della Piazza del Comune di Solopaca, generosamente concessa dal nostro Sindaco perché da luogo pubblico si trasformasse a godimento di pochi intimi.
Tutti, ovviamente “amici di amici”, opportunamente definiti da Giuseppe Casillo la “nobiltà”. Affiancati dalla “borghesia”, che dalle sedie di plastica per essa approntate di sicuro avrà sentito i delicati profumi delle pietanze, e l’ intensità degli odori dei vini, lo scintillare dei calici, esaltato dalle numerose luci disposte per la serata. La stessa “fortuna” non hanno avuto gli “esclusi”, ovvero la cittadinanza, coloro che sono meno eguali degli altri quando non ci sono elezioni in giro. Da lontano, hanno solo potuto ammirare le sazie espressioni dei membri della piccola “casta” solopachese, che ammiravano la sfilata con molta attenzione, certamente interessati alla fattura degli abiti.
Davvero un bel modo di aprire una manifestazione che una volta significava voglia di stare insieme, e per allestire la quale molta parte della popolazione compiva, e tuttora compie, grandi sacrifici: basti pensare al lavoro necessario per allestire un carro! Certo, nessuno di quei “magnati” sa cosa vuol dire fare un carro, e nessuno di loro ricorda più lo spirito delle prime Feste dell’ Uva, quando nessuna Regione ti dava i soldi, quando dovevi girare casa per casa a fare la “questua”, quando esistevano i Rioni, e tutti collaboravano ad organizzare la Sagra dell’ Uva solo per l’ orgoglio di essere solopachesi, e perché no, per rendere migliore, almeno per un po’, il mondo nel quale vivevano. Quella sera non ho visto nessun posto riservato per i carristi, nessun posto riservato per gli agricoltori che con tanto sacrificio fanno sì che il “Solopaca DOC” continui ad esistere, nessun posto riservato a questo popolo che tutto insieme fa da cornice a questo evento. Quella sera io ho visto solo esclusione, soltanto mancanza di rispetto per la cittadinanza di Solopaca, ho visto come la nostra Festa, quella che era la Festa di tutti, è diventata diletto per pochi. Certo, sai le risate se questo si fosse fatto un po’ di anni fa? Andavi a portare l’ invito nel “posto d’ onore” al Capo-Rione, magari mentre si faceva il carro: figurarsi se l’ avrebbe capito, in un’ epoca dove le tavolate erano così lunghe che negli stand non ce la facevano a servire tutti insieme! Di certo, sapete quale sarebbe stata la risposta: “add’ aggia venì? E a ffà che? No te ringrazio…stamo facenno ù carro… Tè, pigliate nu strusciulo…assettate” magari mentre i bambini urlavano perché non volevano andare a dormire, gruppi di ragazzi cantavano fino a mattina senza dar fastidio a nessuno, altri addobbavano il rione con drappi, bandiere, luci e quant’ altro, e le donne preparavano uva, pietanze e vino che il giorno della Sagra avrebbero offerto ai visitatori. Il tutto fatto con sconcertante naturalezza, con la spontaneità la quale gli abitanti dei paesi limitrofi ci invidiavano, che solo allora eravamo capaci di far venir fuori, nel tempo in cui la festa eravamo noi!
Molte delle persone che allora organizzavano la Festa non ci sono più, e mi piace pensare che se fossero state ancora tra noi, non avrebbero mai avallato una tale situazione. Si sarebbero trovati anch’ essi, orgogliosamente, tra gli “esclusi”.
Quando vedo tutto questo squallore, penso che la vera Festa, l’ hanno portata con sé.
Dante Tammaro, Consigliere Comunale

