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Dove vogliamo arrivare??? E' questa la domanda che ci poniamo un pò tutti dopo quello che è accaduto a Nicola Tommasoli. Picchiato a morte da 5 naziskin per non aver concesso una sigaretta... Roba da Terzo Mondo! Eppure non è il solo. Nicola ci ha rimesso la vita, ma quanti episodi del genere accadono nelle città italiane, e non solo nelle città!

Ormai anche nei piccoli paesi, Telese ne è un esempio, il clima di intolleranza e terrore urbano predomina. Non siamo più di fronte ai motivi politici degli anni '70, c'è qualcosa che va oltre. Ormai non ci si sforza neanche più di cercare un motivo per giustificare le aggressioni. Italiani di ogni fede politica e apolitici, zingari, extracomunitari e comunitari, è difficile fare l'identikit dei nuovi "picchiatori". A Verona si trattava di 5 naziskin. Non è concepibile che nel 2008 si continui a fare riferimento a dottrine di 70 anni fa, sconfitte dalla storia e dalla morale. Il razzismo non porta a nulla, da qualsiasi parte esso provenga. Il problema è che la morte di Tommasoli potrebbe essere inutile, perchè oggi lo stato non ha gli strumenti, nè giuridici nè materiali, per combattere questa forma di "bullismo". La mia più grande paura è che si possa giungere presto ad un nuovo decennio "di piombo", la cui matrice non sarà più politica ma bensì culturale. Io individuo la causa di questo regresso nel declino della famiglia in quanto istituzione. Questi ragazzi che segnano i loro territori e cercano incessantemente le risse evidentemente devono essere ignoranti e viziati. Colpa della famiglia che ha perso il suo ruolo, il ruolo di educare le nuove generazioni al vivere civile. Proprio come negli anni '70 la lotta armata fu sostenuta, almeno inizialmente, dai "figli di papà" spalleggiati dalle famiglie, anche adesso chi fa suoi questi atteggiamenti proviene da famiglie agiate. L'unico modo per combattere questo fenomeno è attacarlo alla radice, rieducando le nuove generazioni ai valori cristiani, soprattutto quello della famiglia ed ai valori universali del rispetto verso il prossimo, questa almeno è la mia opinione.

Giuseppe Casillo

Fonte: www.unionesarda.it

Nell'ordinanza di conferma della custodia cautelare per l'omicidio di Nicola Tommasoli, il Gip Sperandio sostiene che l'aggressione è avvenuta per "futili motivi", in particolare per il rifiuto opposto dalla vittima alla richiesta di una sigaretta da parte dell'altro gruppo di giovani. "Nessun movente politico" quindi è alla base dell'aggressione mortale. Per il Gip, inoltre, "ci sono gravi indizi di reponsabilità degli indagati, confermati dalla presenza sui luoghi dell'aggressione, per loro stessa ammissione". Per questo nel capo d'imputazione il Gip ha confermato l'ipotesi di reato di omicidio preterintenzionale, con l'aggravante dei futili motivi. Nel capo d'imputazione, inoltre, è contestata anche l'aggravante di aver agito in gruppo di cinque persone. I giovani in carcere sono Raffaele Dalle Donne, Nicolò Veneri, Federico Perini (difesi da Roberto Bussinello), Guglielmo Corsi (assisitito da Vito Quaranta) e Andrea Vesentini (che si è affidato a Francesco Delaini). Lo stesso Pm Francesco Rombaldoni, che coordina le indagini, aveva evidenziato, subito dopo i primi tre arresti, che il pestaggio non aveva avuto moventi politici ma era legato a motivi banali, legati al rifiuto di una sigaretta.
"Non farò istanza al tribunale del riesame". Lo ha riferito l'avvocato Roberto Bussinello, che difende Raffaele Dalle Donne, Nicolò Veneri, Federico Perini, tre dei cinque giovani in carcere per l'omicidio di Tommasoli. Il legale si è riservato la facoltà di chiedere la scarcerazione dei suoi assistiti dopo la perizia affidata ad un medico di fiducia, per accertare le esatte cause della morte di Tommasoli, aggredito e picchiato dal gruppo di ragazzi nella notte fra il 30 aprile e il primo maggio e morto cinque giorni dopo.

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