Giuseppe, Fabio, Davide, Peppe, Marcello e la sua famiglia. Sono solo alcuni delle tante persone che per studio o per lavoro vivevano a L’Aquila. Loro, per fortuna, stanno bene; hanno già fatto rientro a Benevento, San Giorgio del Sannio, Apice, Calvi e negli altri centri della provincia, ma senza riuscire a lasciarsi alle spalle il terrore e lo sconcerto vissuti la scorsa notte: i muri delle abitazioni che ballano, gli oggetti che volano nelle stanze e poi la corsa giù in strada e lì ancora le urla strazianti, le macerie delle abitazioni venute giù come tanti castelli di sabbia.
Poi ci sono loro, i rugbisti di Benevento che giocano nella squadra del capoluogo abruzzese. Proprio loro sono stati tra i primi a scendere, ieri notte, in strada e a prestare i primi soccorsi. “Abbiamo dato il nostro aiuto lì dove ce ne era più bisogno in quel momento: nell’ospedale – spiega Stefano Varrella, uno dei rugbisti beneventani che già ieri sera erano in viaggio verso casa –. Abbiamo aiutato a spostare tutti i degenti della struttura ormai inagibile. Li abbiamo portati giù in braccio, mentre tutto intorno c’era solo desolazione, macerie e disperazione. La mia casa, che non si trova proprio al centro de L’Aquila, per fortuna ha retto. Un nostro compagno di squadra però, originario proprio de L’Aquila, manca all’appello. Ieri era andato a dormire da amici in centro e per questo non si è salvato”.
Scioccante la testimonianza di un altro rugbista sannita, salvo per miracolo: Valerio Santillo, 26 anni, che lì aveva casa a Poggio di Roio, un piccolo paesino poco distante dal capoluogo abruzzese. “Già alla prima scossa di ieri sera – racconta – stavo scappando, poi però la situazione mi è sembrata più calma e così ho deciso di rimanere in casa. La stanchezza era tanta che, nonostante la preoccupazione, mi sono addormentato. Poi, nel cuore della notte, è accaduto l’inimmaginabile. Un boato enorme, la stanza completamente a soqquadro, le mura che iniziavano a perder pezzi e il televisore che all’improvviso è esploso lanciando detriti e pezzi di vetro ovunque. In quel momento la mia preoccupazione è stata quella di prendere rapidamente un paio di scarpe e infilarle ai piedi per riuscire a scappare tra i detriti. Ed è stato proprio quel gesto che, molto probabilmente, mi ha salvato la vita. Se fossi uscito pochi secondi prima di casa sarei stato, infatti, travolto dal crollo della palazzina accanto. E invece, giunto alla porta, ho visto venire giù tutto proprio davanti al portone. I detriti hanno chiuso il varco. C’era polvere e non riuscivo a respirare, ho pensato che non sarei mai riuscito ad uscire di lì. Poi, a tentoni, mi sono accorto che c’era un piccolo buco, mi ci sono infilato e appena fuori ho iniziato a correre sui detriti nel buio pesto, fino a quando non mi sono reso conto di essere arrivato nella piazza del paese. Lì c’era altra gente che urlava, stava male e vomitava per la polvere accumulata in bocca cercando di scappare dalle macerie. Poi altre scosse durante le quali non potevamo che abbracciarci stretti tra di noi. Alla fine sono arrivate le prime luci dell’alba che ci hanno consegnato la vista sull’inferno dal quale eravamo riusciti a scappare”.
Tante altre le testimonianze che abbiamo raccolto, anche tra chi da quei posti distrutti è appena tornato in città con i familiari che risiedevano dove ora è tutto crollato. Stefano D’Agostino, consigliere comunale a Sant’Angelo a Cupolo è andato a riprendere il fratello e la cognata che da anni lavorano e risiedono a L’Aquila. “Scene davvero troppo brutte, orribili, – ha commentato al telefono -. Quando sono arrivato ho visto uno spettacolo catastrofico. Ho vissuto anche il terremoto dell’irpinia, ma mai avevo visto una distruzione simile”. Marcello viveva, invece, nei pressi dell’ospedale. Si è salvato con sua moglie e sua figlia uscendo dalla finestra del suo appartamento al primo piano di una palazzina che ha subito gravi danni.
Antonio, invece, ha raccolta la testimonianza del fratello Giuseppe, originario come lui di Solopaca, ma residente in uno dei paesini vicino L’Aquila insieme alla moglie originaria proprio di lì. “Verso le 3.45 il mio telefono ha squillato, era mio fratello. Tra le lacrime mi ha raccontato quanto gli era accaduto. Mi ha detto che dopo un enorme boato alcuni mattoni sono iniziati a cadere sul letto dove stava dormendo insieme alla moglie, quest’ultima in attesa del loro primogenito. Poi i vetri in frantumi che hanno ferito Giuseppe ad un orecchio. Appena fuori mio fratello – spiega Antonio – ha riferito di aver visto un muro della casa completamente squarciato. Poi hanno cercato di andare via in auto e raggiungere i parenti della moglie che per fortuna erano riusciti a mettersi in salvo”.
Poi ci sono loro, i rugbisti di Benevento che giocano nella squadra del capoluogo abruzzese. Proprio loro sono stati tra i primi a scendere, ieri notte, in strada e a prestare i primi soccorsi. “Abbiamo dato il nostro aiuto lì dove ce ne era più bisogno in quel momento: nell’ospedale – spiega Stefano Varrella, uno dei rugbisti beneventani che già ieri sera erano in viaggio verso casa –. Abbiamo aiutato a spostare tutti i degenti della struttura ormai inagibile. Li abbiamo portati giù in braccio, mentre tutto intorno c’era solo desolazione, macerie e disperazione. La mia casa, che non si trova proprio al centro de L’Aquila, per fortuna ha retto. Un nostro compagno di squadra però, originario proprio de L’Aquila, manca all’appello. Ieri era andato a dormire da amici in centro e per questo non si è salvato”.
Scioccante la testimonianza di un altro rugbista sannita, salvo per miracolo: Valerio Santillo, 26 anni, che lì aveva casa a Poggio di Roio, un piccolo paesino poco distante dal capoluogo abruzzese. “Già alla prima scossa di ieri sera – racconta – stavo scappando, poi però la situazione mi è sembrata più calma e così ho deciso di rimanere in casa. La stanchezza era tanta che, nonostante la preoccupazione, mi sono addormentato. Poi, nel cuore della notte, è accaduto l’inimmaginabile. Un boato enorme, la stanza completamente a soqquadro, le mura che iniziavano a perder pezzi e il televisore che all’improvviso è esploso lanciando detriti e pezzi di vetro ovunque. In quel momento la mia preoccupazione è stata quella di prendere rapidamente un paio di scarpe e infilarle ai piedi per riuscire a scappare tra i detriti. Ed è stato proprio quel gesto che, molto probabilmente, mi ha salvato la vita. Se fossi uscito pochi secondi prima di casa sarei stato, infatti, travolto dal crollo della palazzina accanto. E invece, giunto alla porta, ho visto venire giù tutto proprio davanti al portone. I detriti hanno chiuso il varco. C’era polvere e non riuscivo a respirare, ho pensato che non sarei mai riuscito ad uscire di lì. Poi, a tentoni, mi sono accorto che c’era un piccolo buco, mi ci sono infilato e appena fuori ho iniziato a correre sui detriti nel buio pesto, fino a quando non mi sono reso conto di essere arrivato nella piazza del paese. Lì c’era altra gente che urlava, stava male e vomitava per la polvere accumulata in bocca cercando di scappare dalle macerie. Poi altre scosse durante le quali non potevamo che abbracciarci stretti tra di noi. Alla fine sono arrivate le prime luci dell’alba che ci hanno consegnato la vista sull’inferno dal quale eravamo riusciti a scappare”.
Tante altre le testimonianze che abbiamo raccolto, anche tra chi da quei posti distrutti è appena tornato in città con i familiari che risiedevano dove ora è tutto crollato. Stefano D’Agostino, consigliere comunale a Sant’Angelo a Cupolo è andato a riprendere il fratello e la cognata che da anni lavorano e risiedono a L’Aquila. “Scene davvero troppo brutte, orribili, – ha commentato al telefono -. Quando sono arrivato ho visto uno spettacolo catastrofico. Ho vissuto anche il terremoto dell’irpinia, ma mai avevo visto una distruzione simile”. Marcello viveva, invece, nei pressi dell’ospedale. Si è salvato con sua moglie e sua figlia uscendo dalla finestra del suo appartamento al primo piano di una palazzina che ha subito gravi danni.
Antonio, invece, ha raccolta la testimonianza del fratello Giuseppe, originario come lui di Solopaca, ma residente in uno dei paesini vicino L’Aquila insieme alla moglie originaria proprio di lì. “Verso le 3.45 il mio telefono ha squillato, era mio fratello. Tra le lacrime mi ha raccontato quanto gli era accaduto. Mi ha detto che dopo un enorme boato alcuni mattoni sono iniziati a cadere sul letto dove stava dormendo insieme alla moglie, quest’ultima in attesa del loro primogenito. Poi i vetri in frantumi che hanno ferito Giuseppe ad un orecchio. Appena fuori mio fratello – spiega Antonio – ha riferito di aver visto un muro della casa completamente squarciato. Poi hanno cercato di andare via in auto e raggiungere i parenti della moglie che per fortuna erano riusciti a mettersi in salvo”.
(fonte: ilSannioQuotidiano.it)

