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Alcuni viticoltori di Solopaca hanno «spie» nei vigneti. Il loro compito è quello di avvisarli tempestivamente di intervenire sulle viti con gli anticrittogamici per combattere i tradizionali parassiti che con i loro attacchi danneggiano la produzione dell'uva. Si tratta di cespugli di rose, ritenute «piante spie», messe ai capifila dei filari che vengono attaccate soprattutto dal mal bianco, l'oidio, nemico della vite, con qualche giorno di anticipo rispetto alla vite. Per alcuni si ritiene che si tratti di un semplice fatto tradizionale del passato di nessuna utilità che ha soltanto il compito di ingentilire l'aspetto estetico del vigneto.

Lo sviluppo dei parassiti della vite avviene dall'inizio della primavera fino all'autunno in particolari condizioni climatiche caratterizzate da un caldo umido ben noto da secoli ai viticoltori, sempre attenti al clima e sicuramente abituati ad avvertirne le mutazioni meteorologiche con il loro intuito, la loro esperienza e soprattutto con la spiccata sensibilità del loro sistema nervoso. Oggi si ricorre alla tecnologia e alle centraline meteorologiche sistemate in zone coltivate a vigneti che registrano dati analizzati da tecnici di associazioni di categoria. Due di queste centraline sono sistemate nella zona del Solopaca, una in prossimità della Cantina sociale e una nel territorio di Melizzano. Ma i viticoltori sanno benissimo che le condizioni climatiche ottimali per lo sviluppo dei parassiti possono variare a distanza di qualche centinaio di metri e, poiché conoscono molto bene quelle del proprio fondo, si fidano esclusivamente della loro esperienza per gli interventi che possono salvare il proprio raccolto di uve, non trascurando alcuni comportamenti tradizionali come quello di intervenire con gli anticrittogamici in prossimità della festività della Madonna del Buon Consiglio, il 26 aprile, e di quella di Sant'Antonio, il 13 giugno. E l'uso delle rose rientra nella necessità di un segnalatore che sia capace di spiare ed indicare le condizioni sfavorevoli riferite al singolo podere. Certamente si potrebbe far ricorso all'uso di una centralina nel podere che trasmetta i dati ad un palmare in dotazione al viticoltore. Questi sistemi già esistono e vengono utilizzati in via sperimentale, ma essi risultano costosi per il piccolo viticoltore. Ma forse le rose potrebbero anche trasmettere il loro profumo al bouquet del vino prodotto da tali vigneti come è successo ad un piccolissimo produttore di Solopaca che ha avuto l'intuito di circondare il proprio piccolo vigneto di alberi di prugne, noci, mele, pere, susine, cachi, pesche, fichi, olive da tavola, fichi d'India, melograni, albicocche ed amarene e il vino prodotto si è arricchito di profumi e sapori insperati, ineguagliabili ed indescrivibili.

(fonte: IlMattino.it)

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