E’ terminata la XXXI Festa Dell’ Uva, bagnata dalla pioggia e infestata dalle polemiche. Certo, le polemiche hanno accompagnato tutte le edizioni della Festa, ma non credo sia un buon motivo per commettere il solito errore di archiviare tutto e attendere il prossimo mese di Luglio per cercare(invano) di rimediare.
Ogni qualvolta si parla di Festa Dell’ Uva, si parla degli errori che fa la Pro Loco, che doveva chiamare quel cantante piuttosto dell’ altro, che doveva mettere queste e non quelle bandiere, e cose di questo tipo. Ma non è solo di questo che si dovrebbe parlare.
Allo stato attuale, la Pro Loco non fa grandi danni, così come non migliora nulla.
Perché credo che per la particolare natura della Festa Dell’ Uva, sei - sette persone non possono riuscire ad organizzare un tale evento, perché questa Festa è il frutto dell’ ingegno, della passione, del lavoro di una comunità intera.
Negli ultimi anni, pare che lì ai “piani alti” se lo siano scordato, e credono che la Festa si faccia chiamando il cantante famoso, e ponendo in essere iniziative che devono pur esserci ma che dovrebbero fare da contorno alla Festa vera, che invece va scemando. Le vecchie Feste, me le ricordo come un sogno, (ero un bambino all’ epoca) ma ricordo il grande impegno di tutti, che facevano la corsa a chi contribuiva in modo più originale, a fare bello il proprio Rione, a fare il carro più suggestivo, gli stand che erano veri punti di ritrovo dove il popolo tutto amava trascorrere il tempo tra la musica e gli aneddoti da raccontare, che non mancavano mai. Tutte parti diverse della stessa cosa, tutto straordinariamente legato da un filo invisibile, come se quelle Feste lì avessero un’ anima! E in effetti le vecchie Feste dell’ Uva avevano un’ anima, che era costituita dai solopachesi. Dal loro amore per la propria terra, che così esprimevano. Ecco perché chiunque vuole organizzare la Festa ignorando l’ apporto della popolazione fallirà sempre: sarà come gli infermieri che assistono un malato al quale somministrano solo antidolorifici, un malato che avrebbe bisogno di cure, al quale si prolunga soltanto l’ agonia. Perché solo coinvolgendo di nuovo tutti nella sua organizzazione, potremo rimettere insieme i cocci e provare a rifare la Festa dell’ Uva con lo stesso spirito di prima, quando i visitatori non venivano per vedere il cantante o “chella dà televisione”, ma venivano per vedere la Festa! Che era fatta di VERI gemellaggi tra i rioni, di VERI addobbi, realizzati da persone semplici, che poco capivano di certi “eventi mondani”, ma che sapevano cosa fare per rendere il loro paese unico al mondo, almeno per 15 giorni l’ anno. Le stesse persone che quel Giovedì d’ apertura della festa davanti al Comune, guardavano mangiare i “VIP”.
Mi rifaccio a questo episodio, perché non è stato soltanto quella sera che ci sono stati i tavoli riservati, non è stato l’ inizio quello, bensì la conseguenza. E’ da un po’ di tempo che quei “tavoli riservati” sono nella testa della nostra “classe dirigente”(ovvero gli appartenenti
al “bettone”) tutti i giorni, in molte cose che fanno.
Come quando hanno abolito l’ Ente Festa, che era garanzia di coinvolgimento di più persone possibili, o quando hanno occupato la Pro Loco impedendo la partecipazione popolare in essa.
E i risultati sono davanti ai nostri occhi: se non fosse per il continuo sacrificio dei Maestri Carraioli...tanti saluti a Sant’ Antonio con tutti i suonatori! I carri sono l’ ultimo ricordo di un qualcosa che era nostro, di una passione, di uno spirito collettivo che i paesi limitrofi ci invidiavano. Solo attraverso i carri si può riuscire a sentire un po’ di quell’ aria che prima si respirava in ogni angolo del paese, quell’ aria di festa e di gioia, che per giorni invadeva la nostra Solopaca. A questo pensi, appena li vedi passare quella Domenica. Poi, dopo qualche minuto, ti accorgi che è solo un’ illusione, che finisce tutto lì, che non c’ è nient’ altro, perché manca il contesto, quello che rivedi solo nelle vecchie foto: e capisci che la vera Festa sta finendo perche è finito il tempo in cui la Festa eravamo Noi.
Dante Tammaro, Consigliere Comunale

