“Non ho paura delle parole dei violenti, ma temo il silenzio degli onesti”
M. L. King
Più andiamo avanti con questa nostra modesta pubblicazione, più mi rendo conto di quanto il mio paese, la mia terra abbia perduto l’ abitudine al dialogo, al confronto.
Mi rendo conto del perché(anche se non lo condivido) tante persone preferiscono starsene a casa piuttosto che occuparsi attivamente dei problemi della nostra Solopaca, a costo di subire passivamente l’ evolversi(più appropriato sarebbe dire “involversi”) degli eventi.
M. L. King
Più andiamo avanti con questa nostra modesta pubblicazione, più mi rendo conto di quanto il mio paese, la mia terra abbia perduto l’ abitudine al dialogo, al confronto.
Mi rendo conto del perché(anche se non lo condivido) tante persone preferiscono starsene a casa piuttosto che occuparsi attivamente dei problemi della nostra Solopaca, a costo di subire passivamente l’ evolversi(più appropriato sarebbe dire “involversi”) degli eventi.
Il “dibattito”, se così si può definire, si svolge esclusivamente sui marciapiedi, ogni altro luogo viene accuratamente evitato dal “bettone”, che sul marciapiede può schierare le sue truppe, che possono mettere in giro voci, gettare fango sulle persone, sempre senza contraddittorio e senza chiarezza, così che possano sempre dire “non è vero” in caso che queste voci, questi sussurri giungano all’ orecchio dell’ interessato. E passando, nella pubblica opinione, per vere semplicemente perché quest’ ultimo non aveva la possibilità di difendersi.
Intendiamoci: i colpevoli non sono soltanto loro, una parte di responsabilità è da attribuire anche a chi si lascia intimidire, a chi accetta queste “regole”, lasciando che il populismo dilaghi a scapito del ragionamento e della libera espressione del pensiero.
Non vorrei commettere l’ errore di farmi passare per eroe, di eroi in giro non se ne vede neanche l’ ombra, e non è che ci creda troppo, negli eroi. Voglio solo ricordare a certe malelingue che sicuramente leggono questo foglio, (“mimetizzandosi” tra i lettori seri) magari col preciso intento di diffamarlo, che a me e alle altre persone che liberamente scelgono di scrivere la loro opinione, i loro pensieri in questa piccola “stanza” (che è sempre aperta a tutti) vada almeno riconosciuto che abbiamo, a differenza loro, il coraggio e la responsabilità di esprimere apertamente le nostre opinioni e i nostri pensieri, così come prevede la Costituzione agli articoli 2, 3 e in particolare all’ art. 21.
E vorrei invitare queste persone, se non per dignità,(bisognerebbe prima spiegar loro cos’ è) ma almeno per salvare l’ apparenza alla quale tengono tanto, a scrivere o a pronunciare in pubblico dibattito quello che sussurrano sui marciapiedi, già tanto affollati di cani randagi.
Da quando ho iniziato a voler interessarmi della vita sociale, politica del mio paese ho subìto dei veri e propri atti di linciaggio, a volte manifesto e, più spesso, “sussurrato” alle spalle.
Nonostante il fatto che io, non certo per timore ma per educazione, non abbia mai offeso nessuno. Ora stanno adoperando la stessa “strategia” con questa pubblicazione.
Un anno fa, parlai del “vento che tira”, di quest’ aria viziata che sembra inibire il confronto sereno, che trattiene le parole, che corrode qualsiasi tentativo di discussione.
Quel manifesto fu molto apprezzato, quelle parole furono da molti accettate e ritenute veritiere. Ma dopo un anno, nulla è cambiato. La legge della giungla, con le sue regole della prevaricazione, prevale sulla Costituzione, sulle regole civili della convivenza e anche sulla semplice “buona educazione”.
Mi scuso per aver dato rilievo a delle questioni che non dovrebbero essere affrontate in questo luogo; ma l’ ho fatto soltanto per ribadire che noialtri, non so in verità quanti siamo rimasti, ancora riteniamo che lo spazio per il confronto, per la critica e per le opinioni non sia il “marciapiede”. E pensiamo che il dovere di ogni cittadino che voglia dare il proprio contributo alla vita politico-sociale, così come di un consigliere comunale e di un assessore sia quello di dire apertamente ciò che pensa attraverso i diversi mezzi che tutti abbiamo a disposizione e non invece, attraverso il pettegolezzo. Quello, per cortesia, lasciamolo alla TV.
Intendiamoci: i colpevoli non sono soltanto loro, una parte di responsabilità è da attribuire anche a chi si lascia intimidire, a chi accetta queste “regole”, lasciando che il populismo dilaghi a scapito del ragionamento e della libera espressione del pensiero.
Non vorrei commettere l’ errore di farmi passare per eroe, di eroi in giro non se ne vede neanche l’ ombra, e non è che ci creda troppo, negli eroi. Voglio solo ricordare a certe malelingue che sicuramente leggono questo foglio, (“mimetizzandosi” tra i lettori seri) magari col preciso intento di diffamarlo, che a me e alle altre persone che liberamente scelgono di scrivere la loro opinione, i loro pensieri in questa piccola “stanza” (che è sempre aperta a tutti) vada almeno riconosciuto che abbiamo, a differenza loro, il coraggio e la responsabilità di esprimere apertamente le nostre opinioni e i nostri pensieri, così come prevede la Costituzione agli articoli 2, 3 e in particolare all’ art. 21.
E vorrei invitare queste persone, se non per dignità,(bisognerebbe prima spiegar loro cos’ è) ma almeno per salvare l’ apparenza alla quale tengono tanto, a scrivere o a pronunciare in pubblico dibattito quello che sussurrano sui marciapiedi, già tanto affollati di cani randagi.
Da quando ho iniziato a voler interessarmi della vita sociale, politica del mio paese ho subìto dei veri e propri atti di linciaggio, a volte manifesto e, più spesso, “sussurrato” alle spalle.
Nonostante il fatto che io, non certo per timore ma per educazione, non abbia mai offeso nessuno. Ora stanno adoperando la stessa “strategia” con questa pubblicazione.
Un anno fa, parlai del “vento che tira”, di quest’ aria viziata che sembra inibire il confronto sereno, che trattiene le parole, che corrode qualsiasi tentativo di discussione.
Quel manifesto fu molto apprezzato, quelle parole furono da molti accettate e ritenute veritiere. Ma dopo un anno, nulla è cambiato. La legge della giungla, con le sue regole della prevaricazione, prevale sulla Costituzione, sulle regole civili della convivenza e anche sulla semplice “buona educazione”.
Mi scuso per aver dato rilievo a delle questioni che non dovrebbero essere affrontate in questo luogo; ma l’ ho fatto soltanto per ribadire che noialtri, non so in verità quanti siamo rimasti, ancora riteniamo che lo spazio per il confronto, per la critica e per le opinioni non sia il “marciapiede”. E pensiamo che il dovere di ogni cittadino che voglia dare il proprio contributo alla vita politico-sociale, così come di un consigliere comunale e di un assessore sia quello di dire apertamente ciò che pensa attraverso i diversi mezzi che tutti abbiamo a disposizione e non invece, attraverso il pettegolezzo. Quello, per cortesia, lasciamolo alla TV.




