Il Pdl ha lanciato un appello al Pd per stringere un patto per la legalità. E il candidato alla presidenza della Provincia del Pd, Gino Nicolais, ha immediatamente accolto l’invito.
«La legalità è il primo punto del mio programma — ha sottolineato —: stiamo lavorando affinché tra i nostri candidati non ci siano persone indagate per camorra». Nicolais ha, inoltre, ribadito la sua piena disponibilità a un confronto con il candidato del Pdl, Luigi Cesaro. «Sono stato due volte a convegni organizzati dal suo partito, sperando di incontrarlo — ha affermato —. Serve tra noi un confronto serrato. Se lui è pronto io sono molto disponibile a farlo». Cesaro, a distanza, ha commentato allo stesso modo: «Nicolais? Non so cosa faccia. A me piace stare tra la gente. Lui ai convegni del Pdl? Nessuno l’ha visto». Ieri mattina, i vertici regionali del Pdl hanno presentato i commissari provinciali e annunciato «l’inizio di una sfida politica ed elettorale», hanno dichiarato Nicola Cosentino e Mario Landolfi, «che proseguirà fino alle prossime elezioni regionali».
All’hotel Mediterraneo di Napoli hanno fatto capolino, tra i tanti militanti e dirigenti di centrodestra, anche l’ex ministro Paolo Cirino Pomicino, il parlamentare Peppe Scalera e alcuni ex esponenti dell’epoca martuscielliana, come l’ex assessore regionale Marco Cicala. Ma è il ‘‘decalogo del candidato’’ che l’aspirante presidente della Provincia, Luigi Cesaro, avrebbe voluto presentare già ieri a rappresentare la novità politica di maggiore interesse. «È necessario, in una realtà come quella napoletana», ha commentato Cesaro, «che le persone proposte a comporre gli organi di governo provinciali siano immuni da possibili sospetti di contiguità con ambienti della criminalità; ciò anche al fine di prevenire possibili strumentalizzazioni da parte di settori dell’opposizione che, in modo subdolo e strumentale, cavalca meri sospetti per infangare l’immagine della coalizione». Il ‘‘decalogo’’ di Cesaro sarà presentato nei prossimi giorni, forse con qualche modifica (verificheremo su quali punti), e riflette le prescrizioni dettate dalla commissione parlamentare antimafia nel codice di autoregolamentazione approvato all’unanimità il 3 aprile 2007. Destinato ai responsabili territoriali e ai rappresentanti dei partiti, richiama «l’attenzione nella formazione delle liste e nella indicazione dei candidati ad attenersi scrupolosamente» a quelle indicazioni, «allo scopo di garantire la massima trasparenza nella formazione delle liste a sostegno della mia candidatura». Insomma, sarà imposto il veto nei «confronti di coloro su cui pesa il giudizio per associazione mafiosa, estorsione, usura, riciclaggio e impiego di denaro illecito, di trasferimento fraudolento di valori, nonché di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti; di coloro nei cui confronti sia stata emessa una misura cautelare (non revocata, né annullata), oppure che si trovano in stato di latitanza o di esecuzione di pene detentive per gli stessi delitti prima menzionati; nei confronti di coloro che siano stati condannati, anche senza sentenza definitiva, sempre per i medesimi delitti succitati; di coloro contro i quali siano state disposte misure di prevenzione personali o patrimoniali ai sensi della legge contro la mafia del 31 magio 1965». Inoltre, «eventuali proposte di candidatura in deroga», spiega Cesaro, «dovranno essere accompagnate da esplicita nota che ne illustri specifici motivi da rendere pubblici». I responsabili territoriali saranno, quindi, tenuti a «acquisire da ciascun proposto candidato apposite certificazioni». Mentre ogni candidato dovrà produrre «apposita dichiarazione » con la quale attestare di non aver «partecipazioni societarie con soggetti per i quali siano stati accertati collegamenti con ambienti della criminalità» e di «non essere a conoscenza che propri congiunti conviventi siano gravati da una delle misure giudiziarie richiamate ». Forse sarà proprio su questi ultimi punti che si tenterà di ammorbidire qualche restrizione considerata sin troppo severa.
«La legalità è il primo punto del mio programma — ha sottolineato —: stiamo lavorando affinché tra i nostri candidati non ci siano persone indagate per camorra». Nicolais ha, inoltre, ribadito la sua piena disponibilità a un confronto con il candidato del Pdl, Luigi Cesaro. «Sono stato due volte a convegni organizzati dal suo partito, sperando di incontrarlo — ha affermato —. Serve tra noi un confronto serrato. Se lui è pronto io sono molto disponibile a farlo». Cesaro, a distanza, ha commentato allo stesso modo: «Nicolais? Non so cosa faccia. A me piace stare tra la gente. Lui ai convegni del Pdl? Nessuno l’ha visto». Ieri mattina, i vertici regionali del Pdl hanno presentato i commissari provinciali e annunciato «l’inizio di una sfida politica ed elettorale», hanno dichiarato Nicola Cosentino e Mario Landolfi, «che proseguirà fino alle prossime elezioni regionali».
All’hotel Mediterraneo di Napoli hanno fatto capolino, tra i tanti militanti e dirigenti di centrodestra, anche l’ex ministro Paolo Cirino Pomicino, il parlamentare Peppe Scalera e alcuni ex esponenti dell’epoca martuscielliana, come l’ex assessore regionale Marco Cicala. Ma è il ‘‘decalogo del candidato’’ che l’aspirante presidente della Provincia, Luigi Cesaro, avrebbe voluto presentare già ieri a rappresentare la novità politica di maggiore interesse. «È necessario, in una realtà come quella napoletana», ha commentato Cesaro, «che le persone proposte a comporre gli organi di governo provinciali siano immuni da possibili sospetti di contiguità con ambienti della criminalità; ciò anche al fine di prevenire possibili strumentalizzazioni da parte di settori dell’opposizione che, in modo subdolo e strumentale, cavalca meri sospetti per infangare l’immagine della coalizione». Il ‘‘decalogo’’ di Cesaro sarà presentato nei prossimi giorni, forse con qualche modifica (verificheremo su quali punti), e riflette le prescrizioni dettate dalla commissione parlamentare antimafia nel codice di autoregolamentazione approvato all’unanimità il 3 aprile 2007. Destinato ai responsabili territoriali e ai rappresentanti dei partiti, richiama «l’attenzione nella formazione delle liste e nella indicazione dei candidati ad attenersi scrupolosamente» a quelle indicazioni, «allo scopo di garantire la massima trasparenza nella formazione delle liste a sostegno della mia candidatura». Insomma, sarà imposto il veto nei «confronti di coloro su cui pesa il giudizio per associazione mafiosa, estorsione, usura, riciclaggio e impiego di denaro illecito, di trasferimento fraudolento di valori, nonché di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti; di coloro nei cui confronti sia stata emessa una misura cautelare (non revocata, né annullata), oppure che si trovano in stato di latitanza o di esecuzione di pene detentive per gli stessi delitti prima menzionati; nei confronti di coloro che siano stati condannati, anche senza sentenza definitiva, sempre per i medesimi delitti succitati; di coloro contro i quali siano state disposte misure di prevenzione personali o patrimoniali ai sensi della legge contro la mafia del 31 magio 1965». Inoltre, «eventuali proposte di candidatura in deroga», spiega Cesaro, «dovranno essere accompagnate da esplicita nota che ne illustri specifici motivi da rendere pubblici». I responsabili territoriali saranno, quindi, tenuti a «acquisire da ciascun proposto candidato apposite certificazioni». Mentre ogni candidato dovrà produrre «apposita dichiarazione » con la quale attestare di non aver «partecipazioni societarie con soggetti per i quali siano stati accertati collegamenti con ambienti della criminalità» e di «non essere a conoscenza che propri congiunti conviventi siano gravati da una delle misure giudiziarie richiamate ». Forse sarà proprio su questi ultimi punti che si tenterà di ammorbidire qualche restrizione considerata sin troppo severa.

