Living Solopaca
Dopo aver analizzato i due grandi contenitori di voti, meglio conosciuti come Popolo della Libertà e Partito Democratico, mi sento di analizzare anche il terzo grande partito: quello del “Non voto”. Nel corso della storia italiana abbiamo assistito ad un'americanizzazione della politica e del modo di fare politica. Il dibattito politico si è presto svuotato di sostanza e si è trasformato in un grande show in cui vince chi più sa catturare le paure e le ansie dell'elettorato, poi poco importa come si comporterà una volta eletto.
La fine delle grandi ideologie ha causato un tracollo dei partiti a base ideologica; così l'elettorato cattolico ha perso il partito di riferimento, i comunisti non trovano più la falce e martello sulla scheda elettorale, stesso discorso per i missini con la fiamma o per i liberali, repubblicani, socialisti o socialdemocratici. L'americanizzazione porta verso uno schema bipolare, auspicato da molti e temuto da altri, ma anche verso un aumento spaventoso dell'astensionismo dei delusi della politica.
Secondo la Costituzione Italiana il voto è un diritto/dovere, quindi già per questo motivo dovremmo essere portati ad esprimere comunque le nostre convinzioni, anche se con un voto di protesta. Il fatto di non votare è in realtà un implicito lasciapassare alle ispirazioni della maggioranza relativa, che in questo modo diventa anche guida della maggioranza silenziosa. L'Italia dei partiti, della corruzione, della collusione con la criminalità e delle clientele ha in effetti fatto si che fette sempre più ampie della popolazione dimostrassero la loro sfiducia verso le istituzioni con l'astensionismo.
Questa delusione in queste elezioni europee si aggrava con il fatto che il Parlamento Europeo è in realtà una scatola vuota, senza poteri reali sugli Stati membri. L'Europa è ancora lontana per i cittadini italiani, che fanno fatica a sentire vicina Roma, figuriamoci Bruxelles... L'europarlamento è considerato tutt'al più uno strumento per ingrassare i conti in banca dei soliti politici. Il problema è che l'astensionismo non è di certo la cura ai mali cronici di cui soffre la politica italiana, bisogna votare cercando di individuare nel panorama politico chi meglio sa interpretare le proprie ansie e preoccupazioni.
Se Berlusconi in questi quindici anni di vita politica ha insegnato una cosa agli italiani, è che ormai non bisogna più votare il simbolo, poiché dietro quel simbolo non c'è più un'idea di fondo, piuttosto bisogna votare le persone, i candidati. Altro passo avanti verso la cultura politica americana, ma un passo che siamo ormai costretti a fare data l'assenza di alternative solide. Quindi il mio invito è quello di votare, votare sempre e comunque, liberi da qualsiasi pregiudizio ideologico, perchè le ideologie non esistono più e l'unico modo per far sentire la propria voce è quello, per l'appunto, di votare.




