Creative Commons License
Questa opera è pubblicata sotto una Licenza Creative Commons

Lo dicevamo prima del voto: in gioco, oltre ai governi regionali, c'è l'urgenza di difendere la nostra democrazia. I segnali erano chiari: il Parlamento esautorato della sua funzione legislativa dall'esecutivo, il tentativo di porre sotto controllo la magistratura, la messa in mora degli organi di garanzia dello Stato. Poi la destra ha vinto le elezioni, e oggi Berlusconi, più che mai in sella, ha fretta di portare a termine il suo disegno autoritario.

La priorità è la riforma istituzionale, per imporre un presidenzialismo a misura della sua concezione plebiscitaria del potere. Mentre il Paese arranca, una maggioranza in confusione mentale discute di federalismo, presidenzialismo e semipresidenzialismo, sistema alla francese e porcate all'italiana. Stanno distruggendo la Costituzione. Per fermarli servirebbe un'imponente reazione democratica, ma il tema non appassiona un Paese esausto e rassegnato. Quando il disagio sociale si lega all'impoverimento culturale, quando latitano riferimenti e valori positivi, si può non avere la forza di difendere la democrazia e finire in balia del populismo autoritario. Gli industriali riuniti a Parma con mezzo governo benedicono il progetto restauratore.

‘Libertà e benessere’ è la parola d'ordine. Ma non è il momento di raccontar balle, l'immobilismo del governo è palese, mancano idee strategiche per uscire dalla crisi. La disoccupazione in crescita, il Pil sotto del 5%, i consumi in calo, pochi che continuano ad arricchirsi e tanti che si impoveriscono. Lontana dal circo mediatico della politica c'è un'altra Italia, che soffre e aspetta risposte che non arrivano. Chi è costretto a occupare un'isola per difendere il posto di lavoro, chi muore di lavoro nell'indifferenza di quanti dovrebbero garantirne la sicurezza. Mai come oggi queste due Italie sono state così lontane. Sta alle forze d'opposizione non cadere nell'ennesima trappola e non farsi imporre un'agenda diversa dalle vere priorità del Paese, aiutare la gente a rialzare la testa e ritrovare la forza di battersi per i propri diritti
e per difendere la democrazia.

Alfredo Di Rubbo Segretario provinciale ARCI

Per poter commentare un articolo bisogna essere registrati al sito.