“ La pena che i buoni devono scontare per l’indifferenza alla cosa pubblica è quella di essere governati da uomini malvagi” (Platone,Apologia di Socrate)
Cari giovani,
ho appena finito di leggere il vostro ultimo numero e siccome ho colto nell’articolo di Dante ,oltre all’appello finale alla collaborazione,anche una giusta critica al disimpegno ormai consolidato dei più,mi son sentito sollecitato all’intervento.Circa trent’anni fa,un gruppo di giovani,come voi,speranzosi di cambiare le regole del gioco che avevano guidato la nostra comunità, scelsero, come primo strumento, di fare un giornale che chiamarono “i Radilli”. Quel giornale aggrego’ intorno ai suoi scritti una buona parte della società solopachese,che porto’alla costruzione di un movimento sociale che sfociò nell’esperienza amministrativa del “Ponte”.Non essendo questo foglio,qui ed ora,la sede naturale per discettare su quell’esperienza,che ha avuto,nel bene e nel male,il sottoscritto tra i protagonisti,il riferimento attuale per voi è soltanto quello di un parallelismo in nome e per conto delle radici storiche che hanno dato nome alle due iniziative.Pertanto,guardando al futuro,tenete conto degli errori passati,ma tenete duro e andate avanti.Un solo consiglio:schiena dritta e dignità della persona,sempre ed ovunque!Lo dovete fare per voi stessi e per il prossimo.La vita è una sola e va vissuta con orgoglio e gioia senza timori.Pensate a quante possibilità avete rispetto ad altri giovani che muoiono di fame ogni giorno e che non hanno la possibilità di lottare per un mondo migliore.Il sangue delle moltitudini vince sempre sull’oro dei pochi! O le regole,economiche e politiche,si cambiano dal basso o non c’è speranza di rinnovamento.E nelle piccole comunità si può fare molto sperimentando nuove forme di partecipazione sia politica che economica.Basta volerlo,incominciando a mettere in discussione lo statuto comunale,che non so a cosa sia servito finora.La Banca Etica,la Banca del Tempo,lo sportello del Consumatore,il difensore civico etc…etc.sono solo alcune iniziative che già sono esperienze in altre realtà.Chi ha filo lo tesse.Insieme,con coraggio e speranza.Se non vi muovete,il potere si consoliderà sempre più.Attualmente si è nella condizione di avere padroni,padrini,compari e …..qualche comare! Questo noi vogliamo? Allora zitti e accuccia!( e leggere Platone).Non possiamo “appartarci” nei nostri “appartamenti”e poi pretendere che cambino le regole d’ò sistema.Meno circoli,meno marciapiedi e più impegno sociale.Solo cosi possiamo avere una democrazia partecipata ed interrompere la deriva cesarista che .a livello locale e nazionale,sta portando alla fine della nostra Repubblica,fondata sul lavoro e non sul profitto,sulla giustizia sociale e non sulla prevaricazione verso gli indifesi.Questa classe dirigente deve andare a casa.Più in fretta lo si ottiene,più speranza per il futuro dei giovani ci sarà.




