Chiesa San Martino Vescovo
Secondo alcuni sarebbe di origine quattrocentesca secondo altri risale al 1700; restaurata dopo il terremoto del 1980. Facciata neoclassica con tipica scalea in pietra a due rampe e ballatoio semicircolare.
All'interno affresci di stile neoclassico, tre nicchie lignee contigue di gusto barocco che sovrastano l'altare di marmo policromo e Acqua santiere in marmo di Carrara con stemma dell'università di Solopaca.
Nella sacrestia intorno al soffitto a botte, con vele rovesciate, sono riportati i nomi di tutti i parroci a cominciare dal 1595. Il soffitto ligneo, a cassettoni, della chiesa presente un affresco centrale raffigurante il santo, vescovo di Tours.Bellissima è la cupola, con affreschi raffiguranti la vergine e gli angeli. La chiesa custodisce la statua lignea con piavialetto ricamato in seta del patrono di Solopaca. All'interno della chiesa, nella cappella Sacro Monte dei Morti, sono altresì custodite quattro statue ligne raffiguranti San Vincenzo, Santa Rufina, San Liberatore e la Madonna delle Grazie. Da ammirare i quadri del Cenacolo e del Martirio.
All'interno affresci di stile neoclassico, tre nicchie lignee contigue di gusto barocco che sovrastano l'altare di marmo policromo e Acqua santiere in marmo di Carrara con stemma dell'università di Solopaca.
Nella sacrestia intorno al soffitto a botte, con vele rovesciate, sono riportati i nomi di tutti i parroci a cominciare dal 1595. Il soffitto ligneo, a cassettoni, della chiesa presente un affresco centrale raffigurante il santo, vescovo di Tours.Bellissima è la cupola, con affreschi raffiguranti la vergine e gli angeli. La chiesa custodisce la statua lignea con piavialetto ricamato in seta del patrono di Solopaca. All'interno della chiesa, nella cappella Sacro Monte dei Morti, sono altresì custodite quattro statue ligne raffiguranti San Vincenzo, Santa Rufina, San Liberatore e la Madonna delle Grazie. Da ammirare i quadri del Cenacolo e del Martirio.
La Congrega dei Sette Dolori
Chiesa dell'Addolorata
Nel centro del paese, fra i due casali più importanti, Capraia e Precusi, venne canonicamente eretta nel 1710 la Congraga della SS. Vergine dei Sette Dolori. La chiesa, fin dall’inizio ospitò la Confraternita del Santissimo Corpo di Cristo che aveva come principale scopo il culto dell’Addolorata.
La chiesa, ad unica navata, presenta una facciata con un portale in pietra risalente all’inizio della seconda metà del XVIII secolo; nell’abside si trova la statua dell’Addolorata, mentre l’altare racchiude una statua lignea di Gesù Morto.
La chiesa, ad unica navata, presenta una facciata con un portale in pietra risalente all’inizio della seconda metà del XVIII secolo; nell’abside si trova la statua dell’Addolorata, mentre l’altare racchiude una statua lignea di Gesù Morto.
Chiesa del S.S. Corpo di Cristo
La Chiesa risale al XVII secolo, i lavori per la sua costruzione ebbero inizio ne 1616 e portati a termine nel 1660. in essa fu sepolto il duca Marcello Ceva Grimaldi e, sua moglie, la contessa di Hornes, donò alla Chiesa la reliquia della croce ancora oggi custodita nel reliquiario dell’omonimo altare nel transetto. La facciata settecentesca, simile a quella del Palazzo Ducale, è decorata con bassorilievi geometricamente definiti da rosoni floreali che segnano uno schema a fasce orizzontali. Nelle nicchie ai lati dell’ingresso erano situate un tempo le statue in stucco di San Pietro e San Paolo.
L’interno, a croce latina, in origine aveva il soffitto in legno decorato che scomparve all’inizio del XIX secolo quando si incaricò un ignoto pittore di ridecorarlo. Alla fine di questo stesso secolo la chiesa venne nuovamente decorata da Giuseppe Polidoro anche se gli ultimi restauri hanno in parte trasformato la sua opera.
Contemporaneamente alla costruzione della Chiesa si dette avvio anche ai lavori del Campanile che, sospesi quasi immediatamente nel 1791, furono completati solo nel 1794. Alto 34.65 mt e disegnato da Mastro Giovanni Ugino, rispecchia lo stile vanvitelliano nell’uso dei materiali, nel bicromatismo, nell’accostamento del bianco con la pietra di tufo nero, ma non nella struttura nella sua forma e nelle sue proporzioni. Gli embrici originali del 1700 in ceramiche provenienti dalle fabbriche cerretane, di colore giallo e verde, sistemati sulla calotta della cupola in modo da formare un disegno a margherita, andarono persi quando, nel 1878, la cupola fu abbattuta da un fulmine. Nei primi anni del 1900 la cupola fu ricostruita e il campanile riassunse l’aspetto originario. Curiosa è anche la storia delle sue campane: la più grande, detta Campanone, venne fusa per ben quattro volte, l’ultima nel 1971.
L’interno, a croce latina, in origine aveva il soffitto in legno decorato che scomparve all’inizio del XIX secolo quando si incaricò un ignoto pittore di ridecorarlo. Alla fine di questo stesso secolo la chiesa venne nuovamente decorata da Giuseppe Polidoro anche se gli ultimi restauri hanno in parte trasformato la sua opera.
Contemporaneamente alla costruzione della Chiesa si dette avvio anche ai lavori del Campanile che, sospesi quasi immediatamente nel 1791, furono completati solo nel 1794. Alto 34.65 mt e disegnato da Mastro Giovanni Ugino, rispecchia lo stile vanvitelliano nell’uso dei materiali, nel bicromatismo, nell’accostamento del bianco con la pietra di tufo nero, ma non nella struttura nella sua forma e nelle sue proporzioni. Gli embrici originali del 1700 in ceramiche provenienti dalle fabbriche cerretane, di colore giallo e verde, sistemati sulla calotta della cupola in modo da formare un disegno a margherita, andarono persi quando, nel 1878, la cupola fu abbattuta da un fulmine. Nei primi anni del 1900 la cupola fu ricostruita e il campanile riassunse l’aspetto originario. Curiosa è anche la storia delle sue campane: la più grande, detta Campanone, venne fusa per ben quattro volte, l’ultima nel 1971.
Chiesa di San Mauro Martire
La costruzione fu iniziata nel 1682 con la posa della prima pietra da parte della famiglia del duca Antonio Maria Ceva Grimaldi e dell’arciprete Don Pietro Antonio Buonhome come attesta la lapide situata sulla controfacciata. La Chiesa venne completata quasi definitivamente nel 1714. La facciata è molto semplice: presenta un bel portale in pietra ed una nicchia sopra di esso contenete un affresco raffigurante la decapitazione di San Mauro.L’interno presenta pregevoli stucchi settecenteschi; ai lati dell’unica navata vi sono due nicchie che contengono, a destra, la statua del Cuore di Gesù, a sinistra, quella di San Mauro entrambe recenti.
Nella Chiesa è conservata anche una statua lignea di San Rocco.
Dalla sagrestia si accede alla canonica e quindi al campanile settecentesco, che richiama stilisticamente quello vanvitelliano della Chiesa del SS. Corpo di Cristo. La sua cupola ogivale, era rivestita un tempo da embrici in maiolica di colore giallo e verde.
Santuario di Maria Santissima del Roseto
Il santuario sorge sulla cima del Monte delle Rose, a circa 600 mt sul livello del mare; dal suo sagrato si spazia con la vista su tutto il panorama circostante.
L’abbazia sorse intorno all’anno mille anche se le prime notizie risalgono al 1217, anno in cui è testimoniata l’esistenza di un monastero benedettino, abbandonato poi probabilmente tra il 1536 e il 1595 a causa della scomparsa della comunità monastica.
Nel XVIII secolo il popolo di Solopaca curò il restauro della Chiesa e di alcune celle ma nel 1805 il complesso monastico venne distrutto da un terremoto che provocò gravi danni in tutta la Diocesi Telesina. Nel 1844 l’antica Chiesa venne restaurata e alcune stanze del convento vennero riedificate.
La chiesa ad unica navata custodisce, al suo interno, una statua lignea della Madonna del Roseto di età tardoromanica.
L’abbazia sorse intorno all’anno mille anche se le prime notizie risalgono al 1217, anno in cui è testimoniata l’esistenza di un monastero benedettino, abbandonato poi probabilmente tra il 1536 e il 1595 a causa della scomparsa della comunità monastica.
Nel XVIII secolo il popolo di Solopaca curò il restauro della Chiesa e di alcune celle ma nel 1805 il complesso monastico venne distrutto da un terremoto che provocò gravi danni in tutta la Diocesi Telesina. Nel 1844 l’antica Chiesa venne restaurata e alcune stanze del convento vennero riedificate.
La chiesa ad unica navata custodisce, al suo interno, una statua lignea della Madonna del Roseto di età tardoromanica.







