A distanza di mesi dalla sentenza della Corte Costituzionale che ha giudicato illegittima la riscossione del canone di depurazione in quei comuni sprovvisti dell’apposito impianto di trattamento delle acque, sulla questione ancora non c’è totale chiarezza. Tra i dubbi da fugare – il primo rimane sicuramente quello relativo al risarcimento degli anni già riscossi – c’è anche quello che riguarda i depuratori di quartiere la cui funzionalità e rispondenza al contenuto della sentenza della Corte Costituzionale rimane da chiarire. Un elemento che non solo crea problemi sulle richieste di rimborso, ma rende anche controverse le ultime bollette giunte ad alcuni utenti della città.
Per i cittadini residenti nelle zone coperte dagli appositi impianti di quartiere, infatti, la Gesesa ha conteggiato in fattura anche il relativo canone di depurazione, ovviamente decurtato del 70 per cento (nel comune capoluogo, infatti, l’accordo tra Palazzo Mosti, Gesesa e associazioni dei consumatori ha già da tempo portato allo sconto in bolletta).
Una decisione, quella dell’azienda per la fornitura idrica della città, che ha trovato in disaccordo l’Associazione Codici Centro per i Diritti del Cittadino e Codacons che ieri hanno apostrofato come ‘assurda’ la richiesta presentata in bolletta dalla Gesesa.
Più moderata la posizione di Lega Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino, Federconsumatori e Cittadinanza Attiva che sottolineano la complessità della questione e la necessità di dialogo con le varie amministrazioni comunali per fare chiarezza una volta per tutte sulla problematica.
“Dopo la pubblicazione della sentenza della Corte Costituzionale – spiegano Lega Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino, Federconsumatori e Cittadinanza Attiva – abbiamo attivato presso lo Sportello Provinciale del Consumatore (presso il Centro per il Volontariato) un punto informativo per fornire delucidazioni in merito alla non debenza del canone di depurazione in assenza del servizio, e presentare la domanda di rimborso per dieci anni. Le richieste presentate ai gestori del servizio che hanno fatturato tale canone (Ge.Se.SA. e Alto Calore), oltre un migliaio ad oggi, per la loro complessità nella fase successiva alla richiesta, hanno comportato e comportano la necessità di incontri con i sindaci dei comuni sprovvisti di impianti o di impianti inattivi per ricercare una possibile soluzione al problema evitando un contenzioso giudiziario con aggravio dei costi a carico dei comuni in caso di soccombenza. Attualmente – spiegano le associazioni – con diversi comuni si sta discutendo delle modalità di rimborso. Per il Comune di Benevento è stato concordato con il sindaco, Fausto Pepe, un apposito incontro, fissato per mercoledì prossimo, per cercare una possibile soluzione al problema rimborsi.
Per quanto attiene la quota depurazione in bolletta, la riscossione in misura ridotta (30%) – spiegano Lega Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino, Federconsumatori e Cittadinanza Attiva – continua ad essere operata da Gesesa in alcune zone della città, che a detta dell’azienda sono servite da impianti di depurazione (impianti la cui funzionalità e rispondenza al contenuto della sentenza della Corte Costituzionale va approfondito). Per le altre utenze, è stata verificata, così come riportato nelle bollette, la sospensione del canone depurazione a far data dal 15 ottobre 2008, data di pubblicazione della sentenza”.
A parere delle associazioni “le somme pagate e da pagare sino alla data di pubblicazione della sentenza sono da includere nei conteggi delle somme da rimborsare agli utenti. Decisione che spetta al Comune”.
(fonte: ilSannioQuotidiano.it)

